« Cadrò una, due volte, mille volte ancora, ma ogni volta mi rialzerò per tornare all'assalto, da uomo libero »

Il 7 Ottobre 1987 la salma di De Angelis fu prelevata da ignoti dal cimitero di Poggio Cancelli e cremata. Le ceneri furono rese alla famiglia accompagnate da un biglietto scritto con la macchina da scrivere :

« Gentile signora, la salma di suo figlio non è stata trafugata per offenderne la memoria o la dignità. Il corpo di Nanni è stato incenerito su una pira, con tutti gli onori, come da lui più volte richiesto a voce a tutti i suoi cari. »

venerdì 22 settembre 2017


LA RIVOLUZIONE E’ COME IL VENTO
NANNI PRESENTE!

Mille stelle in cielo splendevano,
alti alberi tutti intorno a noi,
dolci canti antichi suonavano,
piccolo attila parlava a noi
e diceva di verdi campi che
di rugiada brillavano nel sol
e guerrieri a cavallo intonavano canzoni 
di antichi eroi camerata Nanni con noi!


Nazareno De Angelis detto “Nanni” nacque a Campotosto il 31 luglio del 1958. Il padre Bruno, scenografo, era un democratico con una leggera inclinazione agnostica, i grandi partiti lo lasciavano scettico, ogni tanto annullava il voto. La madre Rosa, era una signora distinta, borghese e cattolica appassionata dalla politica dei radicali per le loro battaglie civili controcorrente. Si conobbero presso l’Accademia di Belle Arti. In famiglia erano cinque fratelli, quattro maschi e una femmina. Tutti scout e tutti fascisti. Infatti già all’età di otto anni, Nanni De Angelis, si avvicinò all’ideologia del fascismo grazie al figlio di un falegname poco più grande di lui. Nel 1972, a quattordici anni, scrisse all’ufficio dell’Assessore dei Beni Culturali di Roma, Raniero Benedetto, suggerendo una sua iniziativa per evitare la chiusura estiva dei musei cittadini. Utilizzare un corpo volontario di ragazzi per sostituire i custodi in ferie. L’assessore fu particolarmente interessato, ma problemi sindacali gli impedirono di realizzare l’idea. Apprezzando però la proposta del ragazzo, gli rispose di suo pugno allegando come piccolo regalo una tessera personale di libero ingresso a tutti i musei e monumenti capitolini. Nel 1973, Nanni De Angelis, iniziò a frequentare le scuole superiori presso il Liceo Scientifico “Plinio”. Qui, l’episodio che lo segnerà per sempre. Insieme ad altri ragazzi neofascisti fu rinchiuso in una stanza della scuola da militanti della sinistra extraparlamentare appiccando un incendio alla porta come gesto dimostrativo. Per fortuna i giovani riuscirono a fuggire dalla finestra. Per Nanni De Angelis fu la data del suo passaggio dallo status di simpatizzante a quello di militante attivo. Nel 1976, il 6 agosto, ricevette risposta dal direttore de “Il Giornale” di Indro Montanelli, suo mito giornalistico, per una serie di domande riguardanti l’invasione sovietica dell’Ungheria del 1956. La ripubblicazione, in occasione del ventennale, dei reportage di Montanelli sui fatti ungheresi appassionarono Nanni De Angelis, tanto che cementarono il suo spirito e le sue convinzioni anticomuniste. Sempre nello stesso anno, insieme a Gabriele Adinolfi, 
Roberto Fiore e Walter Spedicato, fondò “Lotta Studentesca”, coordinamento di studenti che tentarono di estrarsi da ogni precedente esperienza fascista o di estrema destra. I suoi migliori amici in quel periodo furono Massimiliano Taddeini e Luigi Ciavardini, con cui condivideva tutto. Su questo asse si reggeva sia la squadra di rugby che l’organizzazione di Terza Posizione. Nell’autunno del 1978 Nanni De Angelis fu accoltellato nel quartiere Africano – Trieste a Roma, in piazza Annibaliano. Colpevole fu un gruppo di militanti di sinistra, partiti per una spedizione punitiva dal Pratone di Villa Ada e capeggiati da un ragazzo soprannominato “Jack Lo Squartatore”, per la sua abilità con il coltello. Nanni De Angelis fu colpito alla schiena, con la lama che raggiunse la pleura mettendolo in serio pericolo di vita. La sua foto di quel giorno diventò successivamente la copertina di un libro scritto da suo fratello Marcello e dagli altri dirigenti di Terza Posizione dopo la sua morte. Nel 1979, grazie ad un’enorme ondata di nuove adesioni, i quattro sciolsero Lotta Studentesca per strutturare una nuova organizzazione estremamente gerarchizzata, Terza Posizione, costituita in Cuib e ripartita in zone di competenza. Aprirono per la prima volta una sede, vicino alla Fontana di Trevi, e fondarono un giornale. Nanni De Angelis in quel periodo diventò responsabile militare della sua zona, compresa tra i Parioli, il quartiere Salario ed il quartiere Trieste. Guidò una squadra denominata “I Brutti”, composta da ragazzi che provenivano dal mondo dello sport. Il 22 febbraio del 1980 fu ucciso a Roma l’autonomo Valerio 
Verbano. Subito si scatenò la campagna contro Terza Posizione e Nanni De Angelis. Quest’ultimo, chiamato dal padre di Valerio, si recò da solo a casa Verbano, in mezzo a centinaia di militanti ed autonomi comunisti. L’equivoco venne subito chiarito ed il padre di Valerio accompagnò Nanni De Angelis su un taxi sincerandosi che tornasse a casa sano e salvo. Nello stesso anno partecipò al primo campionato italiano di football americano, organizzato da Bruno Beneck, come capitano della squadra dei Tori ed imponendosi tra i migliori del torneo. Già disegnatore di numerosi murales, Nanni De Angelis, si dedicò alla stesura di tavole a china. Ne realizzò tre per partecipare ad una mostra ambientalista tenuta a Villa Ada. Intanto albergava nell’animo del giovane una premonizione sulla sua stessa morte. Solo pochi giorni dopo morì il suo affezionato cane, fatto che lo vedrà come ulteriore presagio. Fu in seguito a questi avvenimenti che Nanni De Angelis espresse la volontà di essere cremato. Nel luglio del 1980 ci furono gli scontri di Villa Torlonia. Ad un concerto di Alan Stivell, cantautore celtico degli anni settanta, partecipano circa ottomila ragazzi tra i quali diciassette militanti di Terza Posizione tra una folla quasi completamente di sinistra. Sulle note di Foggy Dew, ballata irlandese che
raccontava l’assedio dei repubblicani da parte dell’esercito monarchico inglese, i ragazzi di sinistra aggredirono i militanti di Terza Posizione capeggiati da Nanni De Angelis. Quest’ultimi reagirono mettendo inaspettatamente i primi in fuga. L’evento, assunse una valenza storica all’interno di tutto l’ambiente neofascista, tanto da dedicare canzoni allo scontro ed il soprannome di “Piccolo Attila”. Il 23 settembre del 1980, in seguito alla strage di Bologna, scattò una massiccia operazione nei confronti di militanti neofascisti. Dopo l’arresto ed il rilascio di decine di militanti di Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, Costruiamo l’Azione e Nuclei Armati Rivoluzionari, cinquecento agenti perquisirono le abitazioni dei militanti appartenenti a Terza Posizione ed all’emissione di numerosi mandati di cattura. Tra i destinatari anche Nanni De Angelis. Il 4 ottobre, alle ore nove, insieme a Luigi Ciavardini, ricercato per l’omicidio dell’appuntato di Polizia, Franco Evangelista, detto “Serpico”, si recò in Piazza Barberini per incontrare un amico e organizzare un piano per sfuggire all’arresto. Ad attenderli decine di agenti in borghese. Luigi Ciavardini si accorse della presenza di due poliziotti, gridò e si dette alla fuga con Nanni De Angelis. I due inseguiti si divisero, ma furono subito raggiunti e tratti in arresto. Di Nanni De Angelis si perse ogni traccia per quarantotto ore, dal momento dell’arresto a quello del primo comunicato ufficiale. La madre, Rosa, venne a conoscenza della verità soltanto da due giornalisti de “Il Tempo” e di “Paese Sera”. Al momento 
dell’arresto Nanni De Angelis fu scambiato per Luigi Ciavardini e, pertanto, colpevole dell’omicidio dell’agente Serpico. Per questo fu colpito selvaggiamente sia durante l’arresto sia in caserma. Intorno alle ore undici i sanitari dell’ospedale San Giovanni, dopo aver visitato Nanni De Angelis, compilarono un referto medico riportando una prognosi di sette giorni e il ricovero per osservazione. Nanni De Angelis fu, invece, inspiegabilmente dimesso e la mattina del 5 ottobre tradotto in ambulanza della Croce Rossa presso la casa circondariale di Rebibbia e messo in isolamento, su disposizione del Procuratore Guardata. Venti minuti dopo Nanni De Angelis fu trovato morto impiccato con un lenzuolo nella cella di isolamento n° 23. La versione ufficiale parlò di suicidio, ma la famiglia annunciò passi legali e la stampa si pose numerose domande. Infatti, secondo i familiari, Nanni De Angelis doveva rimanere in ospedale almeno per settantadue ore. A testimoniarlo vi era il referto medico dell’ospedale. Dagli interrogatori di poliziotti, infermieri e medici, tutti affermavano, quasi con le stesse parole, che Nanni De Angelis aveva ferite di ogni genere, ma che stava psicologicamente bene, tranquillo e che non manifestava alcun proposito suicida. Dall’autopsia, ordinata dalla Magistratura, fu evidenziato che 

Nanni De Angelis fu sottoposto a un duro linciaggio con escoriazioni, ematomi e fratture multiple su tutto il corpo. Inoltre i medici rilevarono anche che l’ospedale San Giovanni, aveva dichiarato Nanni “in stato di incoscienza”, prova di “uno stato di sofferenza del sistema nervoso centrale”. L’autista dell’ambulanza, Salvatore Serrao, testimoniò che non gli fu mai consegnata alcuna certificazione medica, né copia della cartella clinica. Nessun supplemento d’indagine fu eseguito. La requisitoria si tenne in piena estate, il 17 agosto del 1984. Archiviata senza processo. La cerimonia funebre, per decisione della famiglia, si svolse in forma privata ma il corpo di Nanni De Angelis non fu cremato in quanto, maggiorenne, non aveva lasciato disposizioni scritte in materia e nemmeno su richiesta dei genitori. La salma di Nanni De Angelis fu portata a Poggio Cancelli, in Abruzzo. Gli dedicherà una canzone, Gabriele Marconi, uno dei giovanissimi ragazzi di Terza Posizione. Piccolo Attila venne composta sulle note di The Foggy Dew, il brano suonato nel 1980 durante gli scontri di Villa Torlonia. Nel 1986, a sei anni dalla sua morte, Nanni De Angelis fu coinvolto nelle indagini sulla strage di Bologna dalle testimonianze di Angelo Izzo, mostro del Circeo, e da Raffaella Furiozzi. Le dichiarazioni di entrambi risultarono false, prive di riscontri ed inattendibili. Infatti Nanni De Angelis fu scagionato grazie alle riprese della RAI, che lo filmano mentre il 2 agosto del 1980 era in campo per le finali nazionali di football americano a Castel Gandolfo insieme a Massimiliano Taddeini. Il 5 ottobre del 1987 alcuni sconosciuti si introdussero nel piccolo cimitero di Poggio Cancelli, trafugando la salma di Nanni De Angelis. I carabinieri aprirono un’inchiesta per vilipendio, occultamento di cadavere e violazione di sepolcro. Gli ignoti cremarono il corpo in un bosco del Gran Sasso, dispersero parte delle ceneri e poi riconsegnarono le altre in una urna inviate all’indirizzo di via Ristori a casa De Angelis accompagnate ad una lettera. In questa, spiegarono di essere amici di Nanni e di aver attuato le sue ultime volontà. La madre fu nominata dal giudice custode del corpo del reato ma non sporse mai denuncia.


Nanni De Angelis, una morte dimenticata 

Il 5 Ottobre del 1980 Nanni De Angelis si "suicida" in carcere, dopo che degli agenti lo colpiscono alla testa con le pistole ed in seguito lo ammanettano ad un lampione e continuano a picchiarlo con ferocia dandogli dei calci. Ma questo non bastava, in seguito all'arrivo in Questura lo ammanettano a una sedia e continuano a sbattergli la testa al muro, solo successivamente lo portano in ospedale, ma nonostante il referto medico indichi come sia necessario un suo ricovero, un magistrato lo fa riportare in cella, dove in isolamento secondo le fonti ufficiali viene trovato impiccato. Sono passati ventisette anni dalla morte di Nanni De Angelis. Anni in cui molte cose sono cambiate, in cui molte storie sono state scritte e molte strade sono state percorse. La storia di Nanni è fatta di scelte difficili, compiute in un periodo in cui decidere di fare politica significava mettere in gioco tutto, essere pronti a qualunque sacrificio. Insieme ad altri camerati aveva dato vita, alla fine degli anni ’70, a Terza Posizione, un’organizzazione extraparlamentare, una comunità di ragazzi che hanno vissuto, per dirla con le loro parole, “un periodo di militanza pura dettata dal sentimento più autentico e forgiata nella dignità”. Una storia fatta di gruppi di studio tenuti in umide cantine a lume di candela, di volantini, di giornali scritti e diffusi con impegno, di manifestazioni per il diritto alla casa, di lotte studentesche.
Una storia di ragazzi che hanno voluto farsi a loro modo esempio, parlando di rivoluzione come costruzione di “uomini che hanno in sé il centro dell’attività e riescono ad esprimere, direttamente e continuamente nella realtà, quelle idee viventi e vivificanti che li contraddistinguono (…) ”. La storia di questi ragazzi, tra cui Nanni, finisce nel 1980, dopo la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto, che tutti si affrettarono a definire senza ombra di dubbio “fascista”. Per dar immediatamente corpo e consistenza alla “pista nera”, si procedette ad una serie indiscriminata di arresti nell’ambiente dell’estrema destra, ed in particolare appunto tra i ragazzi di TP, usati come capri espiatori dalla magistratura e dal sistema politico di allora (note le pesanti affermazioni dell’allora ministro dell’interno Cossiga). Il 23 settembre 1980, con un notevolissimo dispiegamento di uomini e di mezzi, si procedette ad un blitz contro i ragazzi di Terza Posizione. 

Tra loro, quasi tutti giovanissimi, una ragazza al quarto mese di gravidanza, che partorirà in carcere. Alla retata riescono a sfuggire Nanni e un suo camerata che però, colpiti comunque da mandato di cattura, vengono arrestati il 4 ottobre da agenti della DIGOS in via Sistina. Un testimone ha in seguito scritto una tremenda lettera alla madre di Nanni, in cui descrive i particolari dell’arresto: con assurda ferocia i poliziotti hanno picchiato i due ragazzi e li hanno gettati a terra colpendoli in testa con i tacchi delle scarpe e i calci delle pistole. Nella lettera si dice addirittura che quello che è successo a Nanni è il minimo che potesse accadergli dopo un simile trattamento. Terribile è anche quanto si legge nel verbale dell’interrogatorio di Luigi, il ragazzo arrestato con Nanni: “Nanni De Angelis. Di costui mi rimarrà sempre impresso il modo in cui venne trattato in Questura ed ancora vedo lo squarcio che aveva in testa. Ho ancora il ricordo degli agenti che lo malmenavano mentre era in tali condizioni e sento le sue testate contro la parete della stanza della DIGOS contigua rispetto a quella ove mi trovavo io”.
Nonostante le sue gravi condizioni Nanni, invece di essere immediatamente ricoverato nel reparto medico del carcere di Rebibbia, venne tradotto nella cella n.23 del reparto isolamento, in cui sarà dopo poche ore rinvenuto morto, impiccato ad una sbarra della finestra. Non è mai stato chiarito se Nanni si sia suicidato o se si sia trattato di un tentativo di far passare per suicidio una morte avvenuta per altre ragioni. Ma come è scritto in una canzone dedicata a Nanni da Massimo Morsello, “(…) cosa importa se la morte te l’ha data un’altra mano o te la sei data tu (…) ”. Questo per dire che la morte di Nanni, che allora aveva 19 anni, è stata in ogni caso l’espressione di un’ansia di libertà, di una volontà di vivere per sempre oltre le sbarre, sia quelle materiali della cella in cui era rinchiuso, sia quelle ideali di un sistema che voleva far tacere con la violenza coloro che si ribellavano ad esso. Per usare ancora una volta le parole di Massimino, “ (…) cosa importa se non dormi, se non mangi e non respiri, per me vivo resterai”. La storia di Nanni, come quella degli altri ragazzi che, come lui, hanno dato la vita, è scritta sui muri della nostra città, nelle nostre canzoni, e soprattutto deve essere scritta nella nostra militanza quotidiana. Spetta a noi oggi, nel nostro tempo, con i nostri piccoli sacrifici, far vivere quella volontà di libertà che animava Nanni e coloro che hanno dato la vita come lui.


















       ROMA QUARTIERE PONTE MAMMOLO



"Piuttosto morire per
 mantenere una parola 
che morire da traditore!"



 NANNI
C'era un grande guerriero
con lo sguardo sereno
che giocava con te.
Combatteva senz'armi
era senza cavallo
ma è lo stesso per te.

Ora è partito ma ritornerà
tornerà quando tu chiamerai.
Ora è partito ma se lo vorrai
tornerà quando sogni da te.

Era forte era grande
ma non era cattivo
lui correva con te.
Chi è cattivo ha paura
chi e troppo forte paura non ha.

Nanni è partito a combattere chi
quel mondo dove il gioco non c'è.
Nanni è partito ma ritornerà
tornerà quando tu chiamerai.

L'orco lo fece prigioniero
e una porta per scappare lui non la trovò
e allora divenne un uccello
che attraverso le sbarre nel cielo volò.

Nanni è partito ma ritornerà
tornerà quando tu chiamerai.
Nanni è partito ma se lo vorrai
tornerà quando sogni da te.

M. De Angelis